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Intervista alla Dr.ssa Roberta Perticone


4 dic. 2020.

Intervista alla Dr.ssa Roberta Perticone, psicologa clinica e psicoterapeuta, specializzata nel trattamento del disagio adolescenziale e del giovane adulto, psicodiagnosta dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Bes nell’ambito dell’età evolutiva ed adolescenziale.

D.: Nella Sua esperienza sul territorio, quali sono i malesseri più manifestati dai suoi pazienti, dopo l’insorgere della pandemia?

R.: Problematiche economiche, incertezza e ansia per una situazione lavorativa precaria, preoccupazioni per il futuro economico e lavorativo, disturbi psicosomatici.  Tra i giovani, malessere relazionale, solitudine e introversione, nostalgia del passato.

D.: Lei ha rilevato un insorgere di nuove povertà o un maggior disagio sociale, a seguito della situazione emergenziale che stiamo vivendo?

R.: Per quanto ho finora potuto rilevare, le relazioni affettive e di coppia, soprattutto quelle già fragili o compromesse, hanno subito un peggioramento con un esponenziale aumento della conflittualità ma anche della indifferenza reciproca.

D.: Quali sono le preoccupazioni maggiori manifestate dai genitori?

R.: Tra i genitori con figli in età scolare (scuola primaria e secondaria di primo grado) la preoccupazione che i bambini rimangano indietro nell’apprendimento didattico o perdano alcuni passaggi basilari. I genitori con figli più grandi (scuola secondaria di secondo grado) sono preoccupati della eccessiva esposizione dei figli ai dispositivi digitali.

D.: riguardo all’ambito scolastico, quali domande e preoccupazioni ha raccolto da alunni e insegnanti al rientro a settembre?

R.: Dagli alunni più grandi, ho raccolto l’insoddisfazione nel non poter vedere gli amici e nel sentirsi molto limitati dalla mancanza di libertà, di sport e di tempo ricreativo. Gli alunni più piccoli sono nostalgici verso le loro attività routinarie e verso gli sport che hanno dovuto interrompere.

La domanda più ricorrente riguarda il tempo e la durata di questa restrizione.

Non mancano però, tra i più grandi soprattutto, alunni che raccontano di preferire la didattica a distanza, alcuni per problematiche pregresse di relazione altri per una concreta motivazione legata alle scomodità e al disagio della didattica in presenza (indossare la mascherina, igienizzare le mani spesso, non poter interagire come vorrebbero con gli altri, ….).

Dagli insegnanti ho raccolto  la preoccupazione di non riuscire a reggere il carico complesso e particolarmente impegnativo di tutte le richieste e le misure da adottare, la preoccupazione di doversi rendere estremamente flessibili e attente a moltissimi aspetti (misure igienico-sanitarie, attenzione agli alunni più fragili, aspettative dei genitori, recupero della didattica persa, …)

Tra i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, sembra preminente la preoccupazione di aver perso il valore della presenza e della socializzazione dell’apprendimento.

La domanda riguarda la durata di questa grande limitazione.

D.: L’isolamento forzato a cui siamo continuamente sottoposti, come può essere fronteggiato per mantenere un buon equilibrio psicologico?

R.: E’ molto diffusa in questo momento storico la proposta di “mindfullness psicologico”, in quanto è una tecnica che aiuta i pazienti a rimanere sul presente e sul corpo, provando a contenere la preoccupazione verso il futuro. L’orientamento nel qui ed ora sarà utile alla persona per ripristinare un contatto con la dimensione presente e reale, solitamente disturbata dall’evento imprevisto personale o sociale. Ha senso leggere questo periodo come potenzialmente traumatico e fronteggiarlo, anche psicologicamente, come tale.

D.: E’ meglio condividere le proprie esperienze e le proprie paure con amici e colleghi o con i professionisti del settore?

R.: Questo dipende. Dall’entità del problema o della paura, dalla rete su cui si è soliti contare, dalla personalità di ciascuno e dalla propria storia relazionale.

Sebbene vada valutato caso per caso, reputo comunque sensato adottare un criterio piuttosto generalizzabile: se la problematica e la paura è sufficientemente gestita dal paziente e non ha impatto o interferenze serie sulla propria vita lavorativa, personale e sulla propria condizione psico-fisica, si può contare sulla propria rete di amicizie o familiare; nel caso ci si accorga di una possibile deriva psico-somatica (ad esempio: forme serie di psoriasi, emicrania cronica, problematiche gastro-intestinali recivide) oppure la preoccupazione si trasformi in ansia libera e di difficile gestione (imbarazzo, demotivazione, difficoltà di concentrazione e forte stanchezza diventano quotidiane o molto fastidiose), è allora il caso di contemplare la possibilità di una consulenza psicologica o il consulto ad un altro specialista.

Ringraziamo la Dr.ssa Perticone per la sua disponibilità e competenza

La redazione di Family M’app.

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